Vaticano

Giù le mani da Nuzzi e Fittipaldi, di Corrado Zunino #NoBavaglio

novembre 19th, 2015

Ringrazio Corrado Zunino per le sue parole. Io e Emiliano Fittipaldi rischiamo fino a 8 anni di carcere per aver fatto il nostro lavoro di cronisti. Eppure il silenzio che ci circonda è assordante. Oggi rompiamolo con le parole di Corrado.

di CORRADO ZUNINO

C’è poca informazione, e quindi troppo silenzio, sul fatto che due bravi giornalisti d’inchiesta italiani, Gianluigi Nuzzi, autore di “Via Crucis“, ed Emiliano Fittipaldi, autore di “Avarizia“, siano stati imputati (non indagati, già imputati) in Vaticano per concorso in divulgazione di notizie e documenti (articolo 10 del nuovo codice di procedura penale per lo Stato della Città del Vaticano) e potrebbero essere accusati successivamente di violazione dell’articolo 4 (“Delitto commesso all’estero contro lo Stato e il cittadino“), violazione, quest’ultima, che consentirebbe all’amministrazione della giustizia vaticana di chiedere l’estradizione dei due giornalisti. Per portarli a processo e poi, eventualmente, in carcere (dove è, tutt’oggi, il cardinale Lucio Vallejo Balda, con le stesse accuse).

Sta avvenendo, tutto questo, violando regole consolidate di uno stato democratico (l’Italia), che in Costituzione porta l’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure“. E’ accaduto, infatti, che i due giornalisti, contattati telefonicamente dalla segreteria del promotore di giustizia vaticano, siano stati poi convocati per mail – per mail – per essere interrogati in Santa Sede. Erano sconosciuti, fin lì, i reati contestati. Ma una convocazione giudiziaria uno Stato estero dovrebbe farla per rogatoria o, perlomeno, inviando una richiesta ufficiale all’ambasciata italiana presso la Santa Sede. E’ stata fatta con una e-mail.

Gianluigi Nuzzi, vicedirettore di Videonews (Mediaset), non si è presentato. Emiliano Fittipaldi, l’Espresso, si è presentato con l’avvocato per conoscere di che cosa lo si accusava. Ha dichiarato ieri all’Associazione della stampa estera: “Volevo capire con che coraggio mi avrebbero detto che non posso raccontare la verità”. Nonostante in Vaticano non esista alcun “articolo 21“, Fittipaldi ha avanzato il segreto professionale e la tutela delle sue fonti. Quindi, ha lasciato l’area della Gendarmeria vaticana. Dopo aver scoperto, tuttavia, che, per aver pubblicato carte “ottenute in modo legale“, rischia da 4 a 8 anni di carcere. Otto anni. Ha detto ancora Fittipaldi: “Spero che l’Italia non conceda l’eventuale estradizione, sarebbe un precedente gravissimo“.

Il punto è questo. La Città del Vaticano, teocrazia su un territorio di 0,44 chilometri quadrati, può anche scegliere di incriminare giornalisti che hanno fatto luce sugli scandali – questi, sì, veri scandali – di ospedali pediatrici utilizzati per pagare ristrutturazioni di attici di cardinali, oboli dei fedeli usati per le spese amministrative, cardinali impegnati in costosi acquisti di mobili e sottolavelli per segretari beneficiati da stipendi da 15 mila euro al mese, ancora banchieri-faccendieri che hanno fatto sparire soldi su conti svizzeri e monsignori riciclatori abituali -. Il Vaticano, preferendo mettere la sordina allo sconcio piuttosto che affrontarlo, può decidere di imputare due giornalisti italiani. Ma un paese – l’Italia, ecco – e una classe che difende la libertà di informare – i giornalisti italiani – non possono assistere agli “atti di giustizia di uno stato estero” come fossero spettatori disinteressati.

Non ho letto alcuna presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti, non ho visto accendersi alcun dibattito. Se il lavoro che è alla base di due libri già di successo è vero e corretto – e ad oggi non c’è nulla che evidenzi il contrario -, Nuzzi e Fittipaldi devono essere difesi, tutelati, e poi applauditi. Far passare il concetto che il giornalismo in Vaticano si può fare solo raccontando le verità ufficiali sottolineate da Padre Lombardi è una cosa che nessun paese e nessuna stampa si possono permettere.”

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2 Commenti
  1. Rispondi

    Fabrizio Ammollo

    19 novembre 2015

    Uno Stato pienamente democratico dovrebbe respingere immediatamente le pretese di una stato teocratico, il problema numero uno è che la nostra Costituzione addirittura lo riconosce e lo legittima, accettandone la condotta antidemocratica e, cosa peggiore, facendosi condizionare.
    Piena solidarietà ad entrambi, acquisterò certamente entrambi i libri.

    Cordiali Saluti,
    Fabrizio Ammollo

  2. Rispondi

    Franco

    20 novembre 2015

    Ho iniziato a leggere Via Crucis (le prime 50 pagine) e, superfluo dirlo, lo trovo molto interessante. Ho incontrato, però, una difficoltà a seguirlo a causa delle note: leggi e stai seguendo un ragionamento o una situazione importante e compare, ad esempio, un nome/un documento/… contrassegnati da una nota, che chiaramente ti interessa approfondire, ebbene non trovi la risposta in calce alla pagina ma devi andare “a caccia” della nota che poi trovi alla fine del capitolo (cosa non indicata nel Sommario/Indice posto all’inizio del libro o in una introduzione) e quindi se ti interessa conoscere la spiegazione sei “costretto” a tenere un segnalibro e, quando le note sono abbastanza frequenti come in questo suo libro, a fare ping-pong fra la pagine che stai leggendo e quella in cui si trova la nota. Per mia curiosità, qual’è il motivo per cui le note non si riportano in calce alla pagina? Motivo estetico (?!), economico (farebbe alla fine risparmiare – ho i miei dubbi – qualche foglio di carta)?
    Come soluzione c’è sempre la possibilità di “glissare” sulle note quando si è impegnati sulla pagina e leggere eventualmente le note alla fine, con una utilità – a mio parere – trascurabile. Siccome a me piace leggere tutte le pagine di un libro, comprese le note e la eventuale bibliografia, le confesso che questo procedimento mi disturba ed è un peccato perché non mi permette di apprezzare tranquillamente il libro. Cordiali saluti,
    Franco

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